mercoledì 9 luglio 2008

Rosa Fiorita, in questo lungo racconto che segna il suo esordio narrativo, si rivela dotata di un inconfutabile talento narrativo e di una rara capacità introspettiva. Nuda è una confessione coraggiosa ed audace, una storia autentica e realmente accaduta, che contiene in sé la forza dirompente di portare alla luce le contraddizioni e le ipocrisie che regolano le convenzioni sociali. 

Gestendo con lucidità una narrazione che succhia con onestà e fermezza tutti i frutti, anche i peggiori della sua esistenza, l’autrice fruga senza pietà nel proprio recente passato. Evitando di incagliarsi in vane impudicizie, ella tuttavia ci consegna il ritratto di una donna che odora di sesso, di quella forza ancestrale che l’universo femminile racchiude in sé fin dalla notte dei tempi, di quell’abisso profondo che talvolta si ha paura di sondare. Una fluido tormentoso che scorre come una falda sotterranea, ma che alla fine è destinato a riemergere alla luce con una prorompente carica di vitalità. Celato toppo a lungo dietro le sembianze di una figura sociale chiusa nei rigori della propria carriera, il suo trepidante bisogno di sentirsi donna si rivela ad un certo punto in tutta la sua potenza devastante, rendendola avida di una dimensione di vita intensa ed autentica.  

Sotto i nostri occhi in verità non accade nulla, poiché tutto è già successo precedentemente, e restano solo da fare i conti con i ricordi di un baratro spalancato appena dietro di noi. L’atmosfera evocata, lungo il tragitto ferroviario che la riporta verso i luoghi della propria infanzia, è quella di un paesaggio bruscamente squassato da una turbolenta perturbazione, da cui emana il miasma graveolente della perfidia umana e della cinica sentenziosità. Pagina dopo pagina il riverbero di frammenti crudi e febbrili vengono percepiti dal lettore nella rievocazione di un’esperienza che resta ancorata, dal principio alla fine, al proprio nucleo generatore, in una funzione liberatoria e curatrice. L’asprezza delle considerazioni risulta funzionale alla necessità di sottrarre dalla fatua apparenza delle cose i giudizi acuminati di un’accigliata comunità di censori.  

Ne risulta un beve ma intenso romanzo intimistico che nasconde un’inattesa allegoria morale; un viaggio all’interno del proprio animo, in cui l’autrice perlustra vaste zone d’ombra con spietato ardimento ed indubbia capacità. Le sue sono pagine dure ma suggestive, nelle quali al dolore, alla rabbia e alla solitudine si contrappongono il potere visionario della parola, della scrittura e della passione. Rompendo ogni cautela, Rosa Fiorita ci consegna le ragioni di una scelta che rende significativa la vita, guidandoci consapevolmente incontro al bivio tra la normalità e l’eccezionalità. E pur non uscendo mai dal vincolo del risentimento, ella ci offre un racconto in cui il lettore, orientandosi tra le contraddizioni della vita e dell’anima, entra nella storia restandone prigioniero dalla prima all’ultima riga.

 
Gian Paolo Grattarola

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